Vocali Whatsapp: sei un maleducato anche tu?

(Campobasso)ore 22:07:00 del 15/11/2018 - Classe: , Tecnologia

Vocali Whatsapp: sei un maleducato anche tu?
Erano praticamente estinti; un residuo del passato associato alle segreterie telefoniche.

Erano praticamente estinti; un residuo del passato associato alle segreterie telefoniche. D’altra parte, chi ha più bisogno di lasciare un messaggio vocale in segreteria quando si può riattaccare il telefono e inviare un sms o scrivere su WhatsApp? I necrologi non sono tardati ad arrivare: studi di Pew Research, analisi di esperti e articoli sulle testate specializzate concordavano tutti: i messaggi vocali stanno per sparire, sostituiti dall’incessante battere sulla tastiera dello smartphone per inviare un messaggio di testo dopo l’altro.

E poi, le cose hanno iniziato a cambiare: nel 2011, la app cinese WeChat ha introdotto per prima la possibilità di inviare e ricevere messaggi vocali; seguita nel 2013 prima da Messenger e poi da WhatsApp. Una resurrezione andata in scena in sordina, gradualmente; senza che la maggior parte di noi si rendesse conto del disastro a cui stavamo andando incontro.

Un disastro che si è concretizzato negli ultimi due anni, quando le app di messaggistica istantanea hanno iniziato a riempirsi di messaggi vocali interminabili; della durata che può arrivare anche a cinque minuti, in cui il dono della sintesi del messaggio testuale viene sostituito da una sovrabbondanza di parole e ripetizioni inutili dello stesso concetto. Benvenuti nell’epoca delle molestie vocali.

Sgombriamo però il campo dagli equivoci: una delle ragioni per cui molte persone si lamentano dei messaggi vocali è profondamente sbagliata. “Per ascoltare i messaggi vocali mentre si è in ufficio, è necessario avere le cuffie a portata di mano o andare a rintanarsi in un posto tranquillo in cui gli altri non possono sentire quello che si dice”, si legge per esempio su The Ringer. Una critica diffusa, che probabilmente appartiene a tutti quelli che vediamo per strada mentre tengono il telefono in orizzontale per avvicinare l’orecchio all’altoparlante dello smartphone.

Eppure i messaggi vocali si possono ascoltare normalmente, tenendo lo smartphone come durante una classica conversazione telefonica. In questo modo, la privacy è salva. Non solo: ogni tanto un messaggio vocale è quello che ci vuole, magari per velocizzare uno scambio testuale quando si è in difficoltà a elaborare un pensiero. Quante volte vi siete trovati a fissare “X sta scrivendo…” su WhatsApp per minuti e minuti; o i pallini di Messenger che continuano a riprodursi senza sosta senza mai trasformarsi in un testo vero e proprio? 

“Sta scrivendo, sta scrivendo… Ha cancellato. Sta scrivendo… Ha cancellato di nuovo”. L’attesa che il messaggio venga completato può diventare una forma di tortura. In questi casi, meglio ricevere un messaggio vocale piuttosto che continuare a fissare un’applicazione in attesa che l’interlocutore trovi le parole giuste.

Insomma, il problema non è tanto lo strumento. Come sempre, il problema sta soprattutto nell’uso che se ne fa. Per esempio, sarebbe buona norma che i messaggi vocali non fossero più lunghi di 30 secondi. Forse WhatsApp dovrebbe mettere un limite alla loro durata, costringendoci a riprodurre anche via voce lo sforzo di sintesi che facciamo quando scriviamo. Di sicuro, potrebbe semplificare la vita a chi riceve abitualmente messaggi vocali chilometrici.

Ci sono però dei difetti che non sono in alcun modo aggirabili. Prima di tutto: non è possibile dare un’occhiata rapida a un messaggio vocale per capire al volo di che si tratta; siamo costretti ad ascoltarlo in ogni caso. Solo dopo potremo sapere se era una conversazione superflua o se ci stavano avvisando di un incendio in casa nostra. Da questo punto di vista, un normale messaggio di testo è decisamente più comodo.

Non solo: quando ci si scambiano informazioni pratiche su WhatsApp, il messaggio di testo consente di recuperarle più o meno rapidamente all’interno della chat. Una sequenza di scambi vocali rende invece praticamente impossibile il recupero dell’informazione. E se proprio vogliamo avventurarci, il prezzo da pagare è salatissimo: riascoltare a random le note vocali ricevute, nella loro interezza, nella speranza di trovare quella giusta. Potrebbe volerci una giornata intera.

Alla fine, è tutta una questione di tempo: per leggere un messaggio di testo ci vogliono pochi secondi. Per ascoltare un messaggio vocale molto di più (a seconda di chi li spedisce). Quanto tempo passeremmo con il telefono incollato all’orecchio se ogni messaggio che riceviamo quotidianamente ci venisse inviato in forma vocale? Probabilmente, saremmo trascinati in un vortice di voci più difficile da smaltire della casella email al ritorno dalle ferie. Non una bella prospettiva.

L’etichetta dei messaggi vocali richiede quindi alcune accortezze: mandarli solo se si è impossibilitati a scrivere (perché si sta camminando, guidando, cucinando o che altro), inviarli – con una durata massima di trenta secondi – quando si ritiene che scrivere ci richiederebbe troppo tempo e non inviarli per mandare informazioni pratiche (indirizzi, orari, ecc.). Detto questo, i messaggi vocali hanno anche aspetti positivi che spesso vengono sottovalutati.

Prima di tutto, lo scambio vocale è solitamente più rilassato di quello testuale; ci prendiamo più tempo per ascoltarlo e anche per decidere di rispondere, mettendoci in parte al riparo dallo sfrenato inviare e ricevere messaggi di testo in cui spesso gli argomenti si confondono e si sovrappongono. Inoltre, i messaggi di testo si prestano a parecchi fraintendimenti. “Si capirà che sto scherzando? Meglio mettere un punto esclamativo per renderlo più evidente. Anzi tre punti esclamativi. Già che ci sono, aggiungo almeno quattro faccine che piangono dal ridere e tre razzi”.

L’abuso terrificante dei punti esclamativi e delle emoji è una diretta conseguenza della freddezza del testo; un tentativo più o meno disperato di metterci al riparo dal rischio che chi riceve i nostri messaggi fraintenda tutto quello che stiamo dicendo (ci hanno fatto anche uno sketch). Nei messaggi vocali, le sfumature del linguaggio appaiono senza difficoltà; impedendo che un’amicizia si interrompa perché un “come vuoi” è stato scambiato per un segno di fastidio invece che di cortesia.

E poi, a volte è semplicemente più piacevole ascoltare la voce di un amico o della fidanzata invece di leggere quanto scrive. Sentire una risata in risposta a qualcosa di divertente che abbiamo detto è molto più appagante che leggere “ahahahah”. Ok, l’obiezione a queste osservazioni è nota: non è più sensato farsi una telefonata invece che inviare messaggi vocali senza pausa? Lo stesso però vale anche – se non a maggior ragione – per alcuni scambi testuali; che ci portano via ore quando con una telefonata si risolverebbe tutto nel giro di pochi minuti.

I messaggi vocali sono diventati una delle forme più odiate di comunicazione. C’è anche chi si ribella direttamente e rifiuta di ascoltarli. Come dargli torto? Avanti di questo passo, ci troveremo a vivere in un mondo diviso in due categorie: i vocali vs i testuali. Separati, nemici e scomunicati. Con un po’ d’attenzione, siamo ancora in tempo per evitarlo.

Da: QUI

 

Scritto da Gregorio

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