Videogames: Little Big Workshop

(Bologna)ore 07:12:00 del 26/10/2019 - Classe: , Videogames

Videogames: Little Big Workshop
Prima di costruire ad esempio uno sgabello occorre progettarlo, decidendo a tavolino quali materiali usare per soddisfare le esigenze del cliente e come suddividere il lavoro fra le varie postazioni, evitando di sovraccaricare le macchine e gestendo al me

RECENSIONE LITTLE BIG WORKSHOP - Little Big Workshop Recensione del nuovo titolo per PC realizzato da Mirage Game Studios e pubblicato da HandyGames con THQ Nordic. Alla base del titolo disponibile in digitale su PC c’è una vera e propria simulazione di una fabbrica che partendo dalla realizzazione di gnomi da giardino (!) pian piano si svilupperà fino a diventare una grandissima azienda con tutte le maggiori difficoltà di gestione.

L’esperienza di gioco è tutta basata su un tono leggero e scanzonato. Non solo per la rappresentazione grafica “cute” ma per via anche dei dialoghi, della descrizione delle altre aziende, dei nostri rivali diretti negli affari che di tanto in tanto non ci risparmieranno telefonate piene di insulti e turpiloquio. 

RECENSIONE LITTLE BIG WORKSHOP - I dipendenti vanno specializzati, ogni tanto si lamentano e con la loro paga finiscono nella voce costi, ma possono essere sostituiti senza troppe recriminazioni, non hanno grandi pretese, se stanchi dormono sul pavimento e i turni di pausa sono solo uno sbiadito ricordo in questi tempi di lavorismo. Little Big Workshop è comunque un’astrazione, tutte le fatiche sono rappresentate in una miniatura posta su un tavolo da lavoro però, ecco, vedere della gente con la faccia per terra stremata dalla fatica non è un bello spettacolo.

RECENSIONE LITTLE BIG WORKSHOP - Per apprezzare l’opera di Mirage Game Studios bisogna insomma far buon viso a cattivo gioco e lasciare i sindacati fuori dai cancelli della fabbrica di cartone, una distopia allegra e spensierata con un’estetica in stile Overcoocking. Messi a tacere i rimorsi interni, ci si può lasciare andare allo sfruttamento senza freni in quello che è un ottimo gestionale, soprattutto nella sua componente centrale. Il processo produttivo è infatti ricreato nel minimo dei dettagli: partendo da materiali grezzi come assi di legno e pezzi di plastica si arriva a produrre oggetti di ogni tipo, legati a macchinari per tagliare, cucire, fondere o colorare. Ogni singola rifinitura viene presa in considerazione, anche il più piccolo sostegno di ferro per una mensola. Prima di costruire ad esempio uno sgabello occorre progettarlo, decidendo a tavolino quali materiali usare per soddisfare le esigenze del cliente e come suddividere il lavoro fra le varie postazioni, evitando di sovraccaricare le macchine e gestendo al meglio gli spostamenti e i magazzini per ridurre i tempi. Un’ode al taylorismo.

All’inizio le operazioni sono molto semplici e un tutorial adeguato spiega come accettare una commissione, come creare il bene richiesto e come mantenere in salute le finanze. Ben presto lo sgabello diventa uno snowboard, servono anche presse, tornitori e scaffali e dopo qualche ora passata in azienda ci si ritrova ad assemblare videogame, chitarre, go-kart e la lista potrebbe andare avanti per molto ancora. Little Big Workshop è un sandbox che permette di sbizzarrirsi nella gestione della propria impresa e questa libertà è valorizzata da catene di produzione intricate e diversificate, fino a diventare dei veri propri enigmi in cui incastrare al meglio spazi, logistica e operai. Ogni progetto richiede sempre un determinato intervallo temporale per essere completato, momenti morti con una frequenza crescente in cui mi sono ritrovato a fissare quel diorama in movimento senza sapere bene cosa fare. Il problema è stato solo parzialmente risolto con l’inserimento di alcuni mini-giochi, come abbattere a cannonate ratti e nani da giardino, ma la toppa copre solo parzialmente questi silenzi.

Tutto è al posto giusto, eppure questi elementi finiscono presto nell’elenco delle routine, click da spendere senza troppo impegno mentre si sta fabbricando un nuovo armadio a quattro ante. Gli unici incentivi all’ottimizzazione sono le sfide, ordini particolari dati da alcune aziende che vanno completati entro un limite temporale – nulla di particolarmente faticoso o impossibile da portare a termini con un po’ di pianificazione.

In conclusione, assistere alla crescita del proprio modellino è un piacere, ma questo processo si discosta poco dal puro voyeurismo, una spinta insufficiente per chi si vorrebbe cimentare con qualcosa di più complesso e articolato.

Scritto da Gregorio

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