Recensione anteprima The Banner Saga 3

(Bari)ore 22:42:00 del 31/07/2018 - Classe: , Videogames

Recensione anteprima The Banner Saga 3
Siamo venuti a conoscenza delle trame dei Valka, misteriosi esseri con poteri spaventosi, forse gli unici ad aver incontrato gli dei che ora hanno abbandonato il mondo.

“Silly monkeys give them thumbs 
They make a club
And beat their brother down”
Strano come alle volte si facciano associazioni apparentemente illogiche: cosa hanno in comune i suoni duri dei Tool, e nello specifico le melodie e il testo di Right in Two, con i toni drammatici e da fine del mondo di The Banner Saga 3? Molto di più di quanto ci si possa aspettare, perché l’epilogo tratteggiato dal team di Stoic - ricordiamo fondato da tre ex dipendenti della Bioware che fu - viaggia costantemente su due piani paralleli e allo stesso tempo convergenti: proprio come le parole scritte da Keenan, anche questo terzo capitolo ci mette al cospetto dell’insensatezza dell’agire umano, del suo egoismo e della sua capacità di autodistruzione, anche davanti all’Oscurità che sta inghiottendo ciò che rimane di un mondo a pezzi. 
Ecco quindi prendere vita un finale in cui si fondono giochi di potere, vendette intime e disperati tentativi di conciliare il proprio passato e gli affetti con una situazione che non lascia scampo a nessun ripensamento. Per buona parte della sua non lunghissima durata - sono giunto alla parola fine in circa otto ore - The Banner Saga 3riesce a mantenere intatto questa duplice lettura senza scadere in un personalismo che sfuggirebbe all’agire razionale, ma con l’avvicinarsi dei titoli di coda non mancano alcune fasi più deboli, risposte mezze incompiute e che forse non sostengono a sufficienza una situazione sull’orlo del non ritorno.
 
Nelle puntate precedenti...
Sin dal suo concepimento, The Banner Saga è stato ideato come una trilogia e anche la numerazione dei capitoli sottolinea la continuità degli eventi: è comprensibile quindi che un giocatore orfano dei primi due episodi si trovi spiazzato davanti ad uno stato di cui non conosce gli antefatti, che nel caso specifico sono oltretutto ricchi di bivi, biforcazioni e risvolti. Per colmare qualche lacuna, Stoic ha introdotto un filmato utile a ricapitolare per sommi capi ciò che è successo prima dell’arrivo della carovana ad Arberrang e della partenza di Juno, Eyvind e Iver verso l’Oscurità, ma il risultato è più o meno quello dell’effetto placebo: annuisci con la testa fingendo di aver capito, ma sotto sotto sai che l’ottanta per cento dei nomi citati non ti dicono assolutamente nulla. Avere alle spalle il lungo percorso intrapreso dalla carovana è un valore aggiunto non da poco per godere pienamente del finale e la possibilità di importare i propri salvataggi valorizza questo senso di continuità, anche se nulla vieta di creare una partita ex novo scegliendo come eroe principale Rook o Alette. L’importanza data al racconto e alle decisione intraprese lungo il cammino rende quasi un’impresa parlare di The Banner Saga 3 senza bruciare qualche passaggio chiave o togliendo il gusto della scoperta. Il titolo è suddiviso in due parti pressoché contemporanee: da un lato Rook - o Alette, a seconda della scelta - è alle prese con la strenua difesa di Arberrang, capitale degli umani e uno degli ultimi baluardi rimasti in piedi contro l’Oscurità, oramai in procinto di capitolare davanti agli assalti dei Dredge e in cui regna l’anarchia a causa delle continue trame di Rugga. Nell’altro emisfero, la spedizione guidata dai Valka Junio ed Eyvind, e sorvegliata dal possente Varl Iver, cerca un disperato assalto al cuore dell’Oscurità stessa, nell’estremo tentativo di sconfiggere il serpente nato dalle viscere della terra e di ridar vita al sole stesso. 
 
I momenti sono volutamente drammatici e, forse anche più che nel passato, le scelte intraprese del giocatore indirizzano in modo secco il procedere dell’avventura: anche a costo di risultare indigesto per i neofiti, The Banner Saga 3 non ha paura di raccontare più storie e intrecci, di tratteggiare una favola nordica dai toni cupi e decadenti, in cui riaffiorano i rancori del passato, che dilaniano i rapporti anche nel momento del massimo pericolo. Non è sempre facile stare al passo con i nomi dei personaggi, dei luoghi o delle battaglie, ma il risultato è un magnifico intreccio fra il passato, il presente e quello che rimane del futuro. Nel corso della trilogia, i personaggi hanno intrapreso una percorso di maturazione e presa di coscienza, che ha il suo compimento in questa conclusione, dove le singole introspezione servono a capire in profondità l’agire, razionale o irrazionale, di tutti gli attori. Inoltre, questo terzo episodio arriva già sottotitolato in italiano, con una traduzione non impeccabile in fase di recensione, ma comunque utile per chi mastica meno l'inglese. Anche le singole razze, siano i centauri, i Varl o i distruttori, vengono dipinti con umanità, non delle semplici pedine su uno scacchiere in cui contano solo pochi pezzi, ma attraverso le loro storie traspare anche un richiamo al presente reale, al dramma di chi fugge da qualcosa che da solo non può sconfiggere. Arberrang, con tutte le sue difficoltà, diventa il luogo protetto dei rifugiati e dei profughi, metafora dei tempi moderni. 

Non è una strategia che funziona in ogni caso - solo in un paio di situazioni l'abbiamo trovata determinante -, quel che però ci ha fatto storcere il naso è che il suo utilizzo appiattisce enormemente la profondità tattica di scontri altrimenti avvincenti. Il secondo, macroscopico, problema s'intreccia con le peculiarità del sistema di progressione, che, a parte alcune modifiche di cui vi parleremo più avanti, si mantiene fedele a quello degli altri due The Banner Saga. Per potenziare le statistiche di un eroe è necessario dapprima che quest'ultimo abbia effettuato un numero variabile di uccisioni sul campo, solo allora potrà aumentare di livello con la spesa di punti Fama, guadagnati durante i combattimenti o a seguito di alcuni eventi della storia. Questo significa che se la nostra intenzione è di prediligere una particolare configurazione, tutti i combattenti lasciati in "panchina" non avranno la possibilità di salire di livello. Nel primo e nel secondo The Banner Saga era comunque possibile potenziare gli eroi di riserva facendoli allenare nel campo d'addestramento nell'accampamento, The Banner Saga 3ha completamente rimosso questa caratteristica per motivi legati alla narrazione. Il team di sviluppo ha tentato di compensare la mancanza assegnando un grande quantitativo di punti Fama dopo ogni battaglia completata con successo, senza però dare la possibilità ai guerrieri più deboli di allinearsi al livello dei loro più vigorosi alleati. Se, come a noi, vi capiterà che uno dei vostri "main" venga ucciso a seguito di tragici eventi, potreste ritrovarvi ad includere nel roster eroi talmente sottolivellati da non avere una singola chance di sopravvivere contro avversari nettamente più forti (capaci di abbatterli, talvolta, con un solo colpo). In ogni caso questo non ci ha impedito, con qualche sacrificio e difficoltà, di arrivare comunque fino alla fine

Le novità del sistema di progressione riguardano un aumento del level cap - ora portato al 15 - e l'inserimento di titoli eroici sbloccati dopo il livello 10. Quest'ultimi si potenziano indipendentemente dal livello (ci sono cinque gradi di potenziamento) e sono pensati per incontrare le esigenze più disparate: possono rafforzare le caratteristiche di spicco di un arciere, oppure trasformarlo in un improbabile tank in grado di immagazzinare tanti danni. Si può insomma giocare e sperimentare, deviando, fin dove possibile, dalle statuarie definizioni delle varie classi. Non mancano ovviamente nuovi oggetti estremamente potenti che possono essere assegnati ai membri del team, a patto che ne soddisfino le richieste. Come al solito è possibile comprarli dai mercanti, oppure ci possono essere donati da speciali personaggi con cui ci imbattiamo. In The Banner Saga 3, in ogni caso, il metodo più rapido - ma meno sicuro - per reperire ninnoli magici è quello di vincere uno scontro e poi, quando ci si presenta l'opzione, continuare a combattere invece di ritirarsi. Una pratica estremamente rischiosa, spesso quasi impossibile, ma che se gestita con il giusto criterio può garantire vantaggi non trascurabili.

Eccellenza audiovisiva

Da sempre uno dei più grandi punti di forza di The Banner Saga, lo stile dei disegni e delle scene d'intermezzo si mantiene eccezionale. I volti imbronciati dei Varl o l'espressione quasi ingenua dei centauri prendono vita da immagini praticamente inanimate, mentre la cura nei particolari durante le scene di viaggio lascia davvero allibiti: guardando nel dettaglio si possono notare sfaccettature sempre nuove, si riesce perfino a distinguere la piccola sagoma di ognuno dei membri del gruppo. Nonostante continui ad esser bellissimo, The Banner Saga 3 non presenta la stessa varietà di chi l'ha preceduto: anche se monotematico, il panorama oscuro e distorto che caratterizza gran parte dell'avventura riesce in ogni caso a colpire con le sue forme e cromie.

I nemici si somigliano un po' tutti dal punto di vista estetico, ma più si procede verso la fine e più si incontrano nuove creature orribilmente deturpate dall'oscurità, ognuna con diversi modi di approcciarsi ai combattimenti. Ad accompagnarci nel viaggio ci sono poi gli spartiti di Austin Wintory (che ha musicato Journey e ABZU), che tra canti mistici e toni più rapidi e sussultanti, dirige i ritmi di quella che è una grandissima chiusura per un viaggio meraviglios
o

Scritto da Luca

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