Recensione anteprima PES 2019

(Bari)ore 19:11:00 del 09/09/2018 - Classe: , Videogames

Recensione anteprima PES 2019
Anche usando tattiche dove si chiede alle ali di rimanere basse non c’è passaggio filtrante alto che non sia in grado di mettere fuori gioco i terzini, per non parlare degli enormi spazi che si creano qualora si optasse per la difesa a tre. 

 

Patch del day one installata, online attivo, trasferimenti conclusi e finalmente si parte. Da qualche giorno è iniziata ufficialmente la stagione di PES 2019 e noi, dopo aver analizzato approfonditamente le modalità offline del gioco, abbiamo finalmente l’opportunità di guardare all’ultimo lavoro di Konami nella sua interezza ed esprimere un giudizio completo.

Anche quest’anno PES 2019 mette al centro il gameplay, una trasposizione decisamente simulativa nei movimenti, nel ritmo e nel realismo di ciò che avviene in campo. La costruzione del gioco è tutto, passaggi precisi, ben calibrati e ragionati sono fondamentali per creare delle situazioni d’attacco, ma è soprattutto la visione di gioco a fare la differenza, trasformando in occasioni da gol gli scatti delle ali e degli attaccanti. Scatti che però sono efficaci solo se beccati con il tempismo giusto: è come se l’IA di attacco si aspettasse una specifica evoluzione della manovra, ma nel momento in cui questa cambia non c’è un’adeguata ricostruzione, congelando le posizioni di attacco per diversi momenti quando si decide di non sfruttare un taglio o un filtrante alto “suggeriti” dal movimento che il COM fa eseguire ai propri attaccanti. Al contrario, a fronte invertito il COM avversario sa come sfruttare bene questi suggerimenti e la fase difensiva si trasforma in un incubo, perché l’IA lascia molto a desiderare e bisogna correggere gli errori del computer manualmente se non si vuole lasciare l’avversario a tu per tu con il portiere. 

I contropiedi in particolare non vengono letti e in caso di filtranti alti il proprio difensore non taglia sulla traiettoria ma si dirige diretto verso l’avversario, un movimento stupido che anziché eseguire una semplice diagonale difensiva taglia automaticamente fuori il proprio centrale, spesso anche l’ultimo uomo. Giocando molte partite è imbarazzante quanto questo movimento incida: a meno che non si riesca a controllare manualmente in tempo il suddetto difensore, ci si ritrova sempre in svantaggio quando si difende correndo verso la propria porta.

A questo si aggiungono alcuni “glitch” difensivi, che ci hanno mostrato i propri difensori correre per coprire uno scatto avversario, salvo poi bloccarsi al momento del filtrante lasciando il portiere al proprio destino. Qualche altro bug ha coinvolto il cambio del cursore, all’improvviso e a discrezione del COM, come quando ci ha tolto il comando di un mediano occupato a coprire gli spazi per darlo a un terzino in ritardo che può solo inseguire invano l’ala lanciata verso il cross; “buggati”, nel senso di poco realistici e mal equilibrati, sono anche i cross dal fondo dall’interno dell’area, sui quali i centrali non riescono a spazzare mai, ma davvero mai, che siano alti di testa o tagliati per l’anticipo della punta. Impossibile non citare nuovamente i terzini, vero male incurabile del gameplay di PES 2019 di cui abbiamo già parlato a fondo e che in nessuna delle tre versioni provate tra giugno e oggi sono mai riusciti a trasmettere fiducia o soddisfazione sul modo in cui difendono sulle ali. Anche usando tattiche dove si chiede alle ali di rimanere basse non c’è passaggio filtrante alto che non sia in grado di mettere fuori gioco i terzini, per non parlare degli enormi spazi che si creano qualora si optasse per la difesa a tre. 

Nulla è perfetto dunque, ma nonostante questi aspetti il gameplay di PES 2019 rimane comunque un piccolo gioiello, riuscendo a trasportare in un videogioco la sensazione di una vera partita di calcio, senza scambi tennistici o giochi di prestigio uno dopo l’altro, senza giocatori invincibili o tiri imparabili. Un gameplay che però in termini di divertimento cede molto, tantissimo, e richiede un livello di apprendimento estremo, perché senza padroneggiare la difesa del pallone, la selezione manuale dei giocatori, le tecniche di tiro, i cross dal fondo e dal limite, i dai e vai, i passaggi filtranti e il controllo della linea difensiva, solo per citarne alcuni, il proprio gioco rimane a un livello basilare e poco efficace. Un realismo che ha dunque un prezzo e fa diventare PES quasi un hardcore game: gli appassionati in cerca di un po’ di svago sono avvisati, al di là della modalità Professionista e del gioco contro il COM PES 2019 non fa per loro

La strada sulla quale ha deciso di proseguire Konami si dimostra giusta anche nel modo in cui PES 2019 va a impostare le partite, obbligando il giocatore ad aprirsi una strada nella difesa altrui per riuscire ad arrivare in rete. L'alternativa principale è quella offerta dalla tattica e dal gioco, sfruttando un sistema di passaggi che con la complicità di un certo "peso" della palla è in grado di essere davvero molto appagante. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che un controllo errato o una posizione non ideale per il movimento che si intende effettuare può portare il giocatore a tardare nella sua esecuzione, perdendo l'attimo ideale. Quello che dicevamo un anno fa vale ancora oggi: nel momento in cui si riesce a imbastire un'azione di successo, Pro Evolution Soccer 2019 permette di assaporare il calcio in tutta la sua essenza. Tutto ciò non significa che il gioco metta completamente al bando i dribbling, i quali però non sono frutto di combinazioni impossibili coi tasti del controller: l'abilità principale in tal senso sta sempre nel riuscire a effettuare il cambio di velocità o una sterzata al momento giusto, aiutandosi con eventuali trick del giocatore che stiamo controllando. Personaggi come Messi sanno sempre essere letali, insomma, ma il loro impatto sulla gara è molto ridotto rispetto al passato.

Arbitri, portieri e intelligenza artificiale

Nelle edizioni di Pro Evolution Soccer degli anni passati le problematiche principali riguardavano uno o più dei tre aspetti che danno il titolo a questo paragrafo. Ci è sembrato quindi logico metterli sotto la lente d'ingrandimento sin dai primi contatti che abbiamo avuto con le versioni finali di PES 2019, per capire se il gioco potesse riuscire a porre la parola fine ad alcune magagne storiche. La risposta è sì, anche se come stiamo per vedere per Konami c'è ancora del lavoro da fare. Partiamo dagli arbitri, a lungo criticati per la loro "cecità": in PES 2019 i direttori di gara appaiono generalmente ligi al loro dovere, risultando il più delle volte puntuali nel fischiare fallo ed eventualmente sanzionare con un cartellino. Capita talvolta che questo atteggiamento vada un po' a modificarsi anche nell'arco di una stessa partita, lasciando quindi che l'arbitro sorvoli su situazioni fallose o si dimentichi un cartellino sacrosanto.

Per i portieri va fatto un discorso simile, partendo dal modo in cui essi sembrano ormai sicuri tra i pali rispetto al passato, sfruttando l'intero nuovo set di animazioni che Konami ha introdotto nel corso del tempo per tutti i giocatori. I più abili tra gli estremi difensori sono in grado di compiere veri e propri miracoli anche in caso di conclusione ravvicinata da parte dell'attaccante di turno, posizionandosi generalmente in modo corretto per difendere la porta. Resta qualche difetto sulle uscite, nei confronti delle quali i portieri si dimostrano ancora troppo pigri soprattutto quando si tratta di andare incontro a un avversario lanciato a rete. La speranza è che Konami possa farsi carico di questa problematica quanto prima, aggiustando l'intelligenza artificiale dei portieri. Parlando d'intelligenza artificiale, bisogna rendere merito agli sviluppatori di avere dato a PES 2019 una capacità di gestire le situazioni d'attacco davvero notevole, con giocatori pronti a lanciarsi nei buchi ma anche a rispettare eventuali direttive date dall'utente per evitare di sbilanciarsi troppo. L'unico neo che abbiamo notato riguarda la gestione del possesso palla da parte della CPU, soprattutto quando si avvicina alla nostra porta: pochi tiri da fuori, tanti uno-due talvolta anche forzati, ma soprattutto una ricerca costante di cross bassi per l'attaccante posizionato in aria di rigore. A proposito di cross, rispetto a PES 2018 questa nuova edizione ci ha dato l'impressione di penalizzare un po' i gol di testa

 

Scritto da Gregorio

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