Meta' degli immigrati rimane qui: RICOLLOCAMENTO OBBLIGATORIO FLOP

(Genova)ore 19:22:00 del 23/01/2019 - Classe: , Denunce, Sociale

Meta' degli immigrati rimane qui: RICOLLOCAMENTO OBBLIGATORIO FLOP
La redistribuzione obbligatoria ha mestamente fallito. A distanza di più di tre anni dalla decisione di ricollocare l’alto numero dei migranti arrivato in Europa tra il 2014 ed il 2015, si può ben dire che l’esperimento non ha funzionato.

La redistribuzione obbligatoria ha mestamente fallito. A distanza di più di tre anni dalla decisione di ricollocare l’alto numero dei migranti arrivato in Europa tra il 2014 ed il 2015, si può ben dire che l’esperimento non ha funzionato.

I numeri parlano chiaro: su 120mila migranti presenti sul suolo europeo per i quali si è decisa la ricollocazione, meno della metà è stato effettivamente ricollocato. Tutto il resto si trova ancora nei paesi di primo approdo, Italia in testa. 

Cosa prevede l’accordo del 2015

È il 22 settembre 2015, l’Europa deve fronteggiare una grave crisi migratoria aperta su due fronti: quello mediterraneo e quello del cosiddetto “corridoio balcanico“. Da sud e da est arrivano migliaia di migranti, che da subito generano clamore in seno all’opinione pubblica del vecchio continente, specialmente dei Paesi settentrionali ed orientali. Questi ultimi non sono abituati a vedere passare all’interno del proprio territorio così tanti migranti, sul fronte della sicurezza e dell’ordine pubblico le preoccupazioni non sono state poche. Ma sono soprattutto due i paesi in prima linea nella gestione dell’emergenza immigrazione: Italia e Grecia. Il nostro Paese accoglie numerosi migranti che arrivano da sud, soprattutto quelli che partono da una Libia già parecchio destabilizzata e senza governo da quattro anni. La Grecia invece assorbe gran parte dei migranti che arrivano dalla Turchia. Con la chiusura della rotta balcanica, migliaia di migranti rimangono nel paese ellenico sia sulle isole che presso la terraferma. E così in Europa, nel consiglio tenuto a Bruxelles per l’appunto il 22 settembre 2015, si propende per l’obbligo della distribuzione dei migranti. Su 28 paesi, 23 sottoscrivono l’accordo che prevede la ricollocazione complessiva di 120mila migranti, che sulla carta serve a dare maggiore solidarietà nella gestione dell’emergenza e contribuire quindi a dare respiro ad Italia e Grecia. Da allora, come detto, sono passati più di tre anni. Pochi i Paesi che risultano aver rispettato il patto, l’obbligatorietà non ha funzionato e l’accordo è da considerare fallito. Ad esempio, dei 28.346 migranti presenti in Italia che sulla carta devono essere redistribuiti, soltanto 13.989 risultano effettivamente ricollocati. Meno della metà, il 44% per la precisione. Eppure il principio previsto dal consiglio europeo appare piuttosto semplice: ogni tre mesi gli Stati firmatari di quel documento indicano il numero di migranti in grado di ricollocare. Successivamente, nel giro di due mesi, le procedure di ricollocazione devono essere completate rispettando le quote stabilite. Il tutto, è bene ribadirlo, ha carattere vincolante: le ricollocazioni devono cioè avvenire obbligatoriamente e non su base volontaria come si stabilisce invece nell’ultima fase dell’emergenza immigrazione. 

I Paesi che hanno rispettato il patto e quelli inadempienti

Tre Paesi all’epoca decidono di non aderire: si tratta di Irlanda, Gran Bretagna e Danimarca. Considerando che Italia e Grecia sono i paesi che ospitano il maggior numero di migranti e che dunque chiedono la redistribuzione, sono quindi complessivamente 23 gli Stati membri che decidono di accettare l’accordo vincolante. A ciascuno di essi viene assegnata una determinata quota. In pochi l’hanno rispettata, anzi la gran parte degli Stati ha numeri di gran lunga ridotti di migranti accolti rispetto a quanto stabilito. Tra i paesi che rispettano l’accordo, bisogna annoverare Finlandia e Svezia, mentre Norvegia e Svizzera hanno sì preso carico di una determinata quota ma da membri esterni all’Ue. Malta figura tra gli Stati che rispetta il patto, avendo accolto 67 migranti sbarcati in Italia a fronte dei 31 previsti, con La Valletta che va dunque oltre le aspettative. Ma degli altri paesi nessuno risulta adempiente. 

La Germania ne accoglie 5.446 su 7.317 sbarcati in Italia, arrivando dunque al 75%. I Paesi Bassiarrivano invece al 61%, il Portogallo al 50%. Appare molto bassa la percentuale dei vicini mediterranei del nostro paese: la Spagna adempie soltanto per il 7%, la Francia per l’11%. Il blocco Visegrad non ne accoglie nemmeno uno tra Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. La Bulgaria adempie per il 3% e via via tutti gli altri con basse percentuali. In definitiva, l’accordo del 2015 dimostra il fallimento nonostante il carattere obbligatorio della norma. Ma già all’epoca, quando si sottolineava l’inopportunità di suddividere i gruppi di migranti in mere “quote” e numeri da redistribuire, erano emerse perplessità. Oggi, con questi dati, emerge come in Europa la dinamica dell’immigrazione va affrontata prima delle frontiere e che, nonostante i proclami, in realtà nessun governo è in grado di garantire (e giustificare all’opinione pubblica) l’ingresso di migranti sbarcati nei paesi di primo approdo

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Scritto da Gregorio

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