La prova di The Division 2 private beta

(Bologna)ore 07:36:00 del 16/02/2019 - Classe: , Videogames

La prova di The Division 2 private beta
Il gunplay, inoltre, era figlio dell’egida del compianto Tom Clancy che si porta in dote, con le armi dotate di comportamenti molto diversi, simili alla realtà, per cui bisogna gestire il rinculo di ognuna di essere con molta cura.

 

Sarà una stagione di fuoco per le esperienze videoludiche a mondo condiviso, quei games as a service che si stanno imponendo sempre di più, e che di qui a qualche mese si arricchiranno di due esponenti molto ingombranti: Anthem e The Division 2. Senza contare Apex Legendsche, del tutto a sorpresa, ha finito per buttare nella mischia dei titoli multiplayer “a lunga conservazione” anche Respawn Entertainment.

Riguardo lo shooter di Ubisoft, dal 7 al 11 febbraio scorso c’è stata la possibilità di giocare una beta privata di The Division 2, con delle modalità che ricordano in tutto e per tutto ciò che successe con il capitolo precedente ed il suo relativo periodo di prova. Due missioni della campagna principale, cinque missioni secondarie e gli eventi casuali sparsi per la mappa (limitata per l’occasione, ovviamente), una delle parti della Zona Nera e, inaspettatamente, una missione di endgame con tanto di personaggi con build massimizzata pronti all’uso.

Per l’occasione vogliamo analizzare in modo molto asettico ciò che la beta privata di The Division 2 ha da offrire. Ci sarà tempo per parlare del comparto narrativo, che qui è solamente accennato, così come dell’atmosfera che il nuovo setting di Washington DC offre. Molti sono infatti i dubbi da sciogliere per quanto riguarda la nuova incarnazione di The Division, ed il primo tra tutti riguarda i cambiamenti in termini di gameplay. Siamo di fronte ad un “more of the same”? La risposta è sì, in parte, ma non tristemente.

The Division 2, tactical warfare

The Division aveva un gameplay molto solido, da third person shooter stratificato, votato alla tattica ed alla coordinazione con i compagni come poche volte si è visto nella storia videoludica. Il gunplay, inoltre, era figlio dell’egida del compianto Tom Clancy che si porta in dote, con le armi dotate di comportamenti molto diversi, simili alla realtà, per cui bisogna gestire il rinculo di ognuna di essere con molta cura. È normale, quindi, che poco sia cambiato in questo senso, perché squadra che vince non si cambia. La stessa crescita del personaggio ci è parsa per ora molto simile (con tanto di casse maestria presenti fin da subito), tranne un’eccezione di cui vi parleremo riguardo l’endgame, con abilità da potenziare e sbloccare, così come vantaggi passivi da ottenere, raccogliendo i punti SHADE, ovvero “valuta” che si ottiene completando le missioni e gli incarichi che The Division 2 offre.

Ritorna anche la mobilità con gli spostamenti tra le coperture e la possibilità di sfruttare l’ambiente per aggirare gli avversari, supportate da un level design che, per le missioni che abbiamo potuto giocare, si riconferma un gran lavoro da parte di Ubisoft Massive. Sebbene il gameplay sia gioco forza ripetitivo, ed in questo sappiate che The Division 2 non sembra poter fare molto per allontanarsi troppo da questa idea, il design delle location degli scontri, così come i diversi tipi di nemici, aiutano ad annullare quasi del tutto la sensazione tipica di alcuni MMO (o simili). Ogni stanza richiede un nuovo approccio da studiare e ragionare, anche perché la IA pur non essendo allo stato dell’arte è comunque interessante. Certo, molti nemici (soprattutto i più deboli) fuori dalle coperture si comportano in modo poco plausibile, correndo in mezzo alle strade o addosso al giocatore. Ma con l’aumentare della difficoltà e della varietà degli stessi, ma soprattutto negli spazi più stretti, la IA incalza, aggira le coperture, mette pressione e costringe il giocatore a compiere in fretta una serie di scelte importanti in termini di reazione.

In più, il disegno delle missioni ha sollevato sia certezze che problemi. La struttura dei livelli si edifica su mappe più complesse, ma sembra offrire il solito flusso di nemici poco caratterizzati, dall’intelligenza artificiale rigida, con al culmine boss alquanto anonimi. Di certo una prova completa potrà rispondere definitivamente a tali dubbi.

L’ultimo grattacapo emerge dalla qualità tecnica: siamo davanti ad una beta, questo dev’essere chiaro, ma manca ormai solo un mese all’uscita, e siamo rimasti un po’ delusi dalla quantità di problemi ai quali deve sottostare l’impalcatura. Al di là di un paio di disconnessioni tollerabili, il lavoro sul comparto grafico pare molto arretrato tra texture in bassa risoluzione, compenetrazioni e animazioni mancanti, oltre che talvolta ingessate. L’impatto è altalenante, tale da sporcare una resa visiva che potrebbe regalare delle soddisfazioni, se solo fosse stabile. Persino la fluidità non riesce a reggersi in piedi, perdendosi in un frame-rate che fatica a mantenersi in equilibrio. Lo ripetiamo, siamo davanti ad una beta, perdipiù privata, quindi non è il caso di gridare allo scandalo.

Conclusioni

Proviamo sensazioni contrastanti nei riguardi della beta di The Division 2. Le modifiche alla formula cercano di rafforzare e completare la deriva tattica pregustata ma mai raggiunta nell’originale, e il cambio di ambientazione sembra aver giovato alla varietà. Basteranno questi due punti, insieme ad un’offerta contenutistica ampliata, a fare di The Division 2 ciò che non fu The Division? Lo speriamo davvero. E speriamo davvero che al lancio tutto vada come previsto, e che non si debbano aspettare numerosi aggiornamenti per renderlo un prodotto godibile, completo e degno di portare il “2” nel nome.

 

Scritto da Luca

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