La prova di Planet Zoo

(Genova)ore 10:15:00 del 04/05/2019 - Classe: , Videogames

La prova di Planet Zoo
Dal costruire un parco dei divertimenti, fatto di macchine e attrazioni, al realizzare un vero e proprio zoo, passano sostanziali differenze.

 

I titoli gestionali appartengono a una “nicchia” di mercato che non passa mai di moda. Con fasi alterne, e con un ricambio generazionale costante, il numero di persone che si affaccia a questo mondo con una dedizione pressoché totale è sufficiente a sostenere lo sviluppo di un discreto numero di titoli appartenente al genere.

Alcuni giocatori ritornano ciclicamente sui grandi capostipiti che hanno segnato la genesi e il fiorire delle rispettive serie, ma non si fanno sfuggire mai gli ultimi arrivati. Soprattutto quando dietro di essi c’è una azienda come Frontier che sta definendo, titolo dopo titolo, gli standard qualitativi dovunque abbia deciso di mettere mano. Elite e Planet Coaster, sono a loro modo titoli eccezionali che hanno esaltato rispettivamente micro e macrogestione, pur essendo estremamente lontani fra loro.

Planet Coaster è diventato per gli sviluppatori, e quasi inconsciamente per i fan, il punto di inizio di un vero e proprio brand destinato a crescere con nuovi e sempre più interessanti capitoli. Proprio per il nuovo rappresentante dei “Planet”, circa un mese fa, siamo volati a Cambridge dove abbiamo avuto il privilegio di scoprire in anteprima assoluta il loro nuovo capitolo.

Il secondo passo in questa nuova patria dei gestionali si chiama Planet Zoo.

Welcome to the Zoo

Dai Rollercoaster e ai parchi a tema, si passa agli animali e alla ricostruzione dei loro habitat naturali, per un gestionale che vuole alzare ancora una volta l’asticella in questo genere. Ma quali sono gli ingredienti perfetti di questo mix?

Dal costruire un parco dei divertimenti, fatto di macchine e attrazioni, al realizzare un vero e proprio zoo, passano sostanziali differenze. Se costruisci un ottovolante può rompersi, può passare di moda, può essere da sostituire, ma con gli animali la complessità viaggia su tutta un’altra scala. Ogni animale ha un comportamento che dipende dalle reazioni sociali dei suoi simili, dalla conformazione dell’ambiente, dalle condizione climatiche, dalla sua attitudine definita dal codice genetico e da un paio di variabili apparentemente randomiche

Tecnologia, comparto sonoro e campagna single player

Planet Zoo è un titolo massiccio, tanto da portare gli autori a valutare attentamente determinate possibilità che potrebbero creare qualche complicazione, sia in termini tecnici che di bilanciamento. Gli animali, per esempio, potranno fuggire dalle loro aree, portando scompiglio tra i visitatori, ma sembra che non sia stato ancora deciso se quelli caratterizzati da artigli, denti e da una dieta carnivora potranno attaccare i visitatori. E siamo sicuri che da qui al lancio parecchi altri elementi saranno ridiscussi più e più volte, vista la complessità di un titolo che punta in alto in ogni campo, a partire dall'intelligenza artificiale per arrivare a una componente tecnica di sicuro impatto. In continua evoluzione dal 1988 e già sorprendente, adattandosi senza problemi tanto a Elite: Dangerousquanto a Planet Coasteril motore grafico di Frontier Developments mette in campo terraformazione, spazi immensi, nubi volumetriche e per la prima volta l'erba tridimensionale e la capacità di cambiare radicalmente quanto abbiamo davanti in base alle condizioni climatiche, con la neve che si accumula gradualmente sul terreno, sulle strutture e sulle foglie degli alberi, in tempo reale.

Il tutto mentre decine di animali si spostano, reagiscono e si riproducono seguendo un complessissimo albero comportamentale e gironzolando intorno a grossi specchi d'acqua pieni di riflessi o nel bel mezzo di enormi costruzioni incredibilmente complesse. E tutto questo con un dettaglio impressionante per un titolo che permette di saltare istantaneamente dall'occhio di una zebra a una panoramica di una buona porzione di uno spettacolare zoo popolato da centinaia di visitatori.

Le texture degli animali, nello specifico, sono splendide e si inseriscono in un quadro che emana cura per il particolare in quasi ogni aspetto. Parliamo di svariati asset per il cibo destinato agli animali, per il cibo deperito, per i trenini, per le teche popolate da riproduzioni minuziose di insetti reali e per le numerose decorazioni che vanno dal tribale al moderno e sono state ricreate, come le strutture, studiando gli zoo di maggior successo del mondo. Il tutto sostenuto da un reparto sonoro fatto di decine di campionamenti di altissima qualità, molti dei quali realizzati internamente, che confluiscono in un comparto audio a dir poco curato. Basti pensare che gli effetti sonori degli animali, a decine per ogni specie, sono una piccola parte, appena udibile, di un caos di rumori pensato per essere sempre cangiante, per dare spazio a ogni elemento dello scenario e per evolversi di pari passo con lo zoo. E tutto questo andrà a vantaggio anche di una vera e propria campagna single player, una sorta di modalità carriera che vedrà il giocatore vestire i panni di un manager impegnato a superare una serie di sfide e che, a detta degli sviluppatori, avrà contenuti in abbondanza. Tra l'altro le missioni non si concluderanno automaticamente al completamento, lasciandoci modo di continuare a giocare in uno scenario che potrebbe risultare particolarmente stimolante. Niente limiti, dunque, anche se questa volta la libertà, punto cardine dei gestionali Frontier, dovrebbe essere accompagnata da un livello di sfida più alto, anche se non ci aspettiamo una difficoltà elevata vista l'intenzione degli sviluppatori di evitare qualsivoglia rischio che l'esperienza diventi punitiva

 

Scritto da Gerardo

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