La prova di Metro Exodus

(Roma)ore 08:27:00 del 18/02/2019 - Classe: , Videogames

La prova di Metro Exodus
Dalla primavera alla torrida estate passata tra dune desertiche e relitti architettonici, dall’autunno vissuto in una foresta fino al profondo inverno nucleare, Metro Exodus amplia a dismisura il ventaglio dell’offerta, evolvendo il franchise senza mai sn

 

Il sogno di Artyom è quello di un uomo che vuole vivere ancora, cambiare vita, sperare che il suo destino non sia già segnato. Fuori dai cunicoli della metro probabilmente c’è ancora vita, ne è convinto; non sono rimaste solo lande desolate e radioattive dove gli essere umani sono morti e i mutanti banchettano sui loro resti, non può essere davvero questo il mondo post-atomico. Assieme alla sua compagna Anna e a un manipolo di ranger spartani, Artyom salirà a bordo dell’Aurora, un’enorme locomotiva a vapore che funge da casa e da base per le operazioni.
Metro Exodus vuole accompagnarvi lungo un intero anno solare scandito dalle quattro stagioni, in un viaggio periglioso dove la coraggiosa ricerca della verità vale più di un’esistenza trascinata per inerzia

La Vita Fuori dalla metro

La premessa narrativa di Metro Exodus ruota attorno alla grande menzogna che per molti anni ha confinato la popolazione sotto terra. Il grande esodo inizia quando lì fuori, poco lontano dalla tentacolare metro di Mosca, si scopre che non tutto era come veniva dipinto: l’aria è respirabile, la guerra nucleare non ha del tutto estinto la specie umana ed esistono delle piccole comunità che si sono riorganizzate con avamposti e accampamenti. Il mondo ha ancora una speranza per ricominciare, ma l’umanità è alla deriva e le tribù sono tornate a un’organizzazione primitiva, spesso senza controllo e molto pericolosa.

Dalla primavera alla torrida estate passata tra dune desertiche e relitti architettonici, dall’autunno vissuto in una foresta fino al profondo inverno nucleare, Metro Exodus amplia a dismisura il ventaglio dell’offerta, evolvendo il franchise senza mai snaturarlo davvero. Sebbene siano presenti grandi aree da esplorare e obiettivi facoltativi che arricchiscono la corposa storia messa in piedi da 4A Games (che rimane fortemente ispirata da Metro 2035di Dmitrij Gluchovskij), gli sviluppatori non hanno abbandonato gli elementi che hanno decretato la fortuna della serie. Se è vero che in Metro Exodus sono presenti un grande deserto, la taiga russa e in generale delle aree macroscopiche da esplorare in lungo e in largo, è vero anche che non manca mai l’attenta alternanza di zone al chiuso, opprimenti e spaventose. Tra un bunker anti-atomico asfittico e minaccioso, un laboratorio abbandonato e immerso nel buio – in cui si odono rumori e versi sinistri -, e altri vecchi stabili in cui avventurarsi, Metro Exodus è in grado di presentare con disinvoltura e grande chiarezza tutte le sue facce, configurandosi come un mix molto equilibrato di avventura, lotta per la sopravvivenza, attenta esplorazione e conflitti a fuoco. I dialoghi, doppiati e sottotitolati in italiano grazie a una buona localizzazione, sono molto fitti, a tratti soverchianti, con lunghi monologhi dove Artyom – com’è noto – non risponde mai. Questo crea un effetto straniante ma anche nostalgico, come se in effetti Metro Exodus facesse di tutto per rimanere ancorato alla narrazione dei classici di un tempo. Questi lunghi momenti punteggiati da pause, silenzi, tempi dilatati e stranezze, creano distanze tra i personaggi e talvolta spezzano la credibilità delle scene allestite.

Nel concreto il gioco si sviluppa quasi come fosse una sorta di road movie e ci vedrà attraversare la Russia a bordo di un treno, l'Aurora, che funge da collante narrativo tra uno scenario e il successivo e ci permetterà di prendere confidenza con gli altri Spartani, nostra moglie Anna e alcuni sopravvissuti che raccoglieremo strada facendo. Il tutto attraverso dialoghicontestuali facoltativi oppure interagendo con la radio di bordo con il solo scopo di ascoltare le conversazioni di sconosciuti e scoprire così alcuni elementi accessori del mondo di Metro e delle località che ci troveremo ad esplorare. A questo proposito, pur apprezzando il corposo lavoro di scrittura degli sceneggiatori, non abbiamo potuto fare a meno di storcere il naso davanti a dialoghi troppo banali, scontati e spesso estremamente telefonati nei loro epiloghi, talvolta addirittura con un feeling da soap opera.

Il viaggio di quasi 8000 km che ci porterà lungo le lande rosse durerà circa un anno e ci vedrà affrontare tutte e quattro le stagioni climatiche con conseguenze tangibili sulle ambientazioni, attraverso 12 differenti capitoli di lunghezza molto variabile. E qui arriviamo al primo elemento cruciale di Metro Exodus: si può davvero parlare di shooter in prima persona open world? La risposta è assolutamente negativa. L'opera di 4A Games non ha nulla a che spartire con un Rage o un Far Cry ma ha una classica struttura a livelli con soltanto alcuni scenari molto vasti che consentono un approccio free roaming agli obiettivi. In realtà, a voler approfondire la questione, soltanto tre mappe sono davvero aperte, mentre gran parte dei capitoli mantengono una struttura più lineare grazie a tutta una serie di stratagemmi narrativi e di ottime trovate di design.



E proprio qui si annida la risposta a uno degli interrogativi più ricorrenti nelle teste di chi ha adorato i precedenti Metro proprio in funzione della loro atmosfera claustrofobica, quasi da survival horror, spesso molto guidata: Exodus tradisce i canoni della serie? Sì e no: da un lato è ovvio che essendo in buona parte ambientato all'aperto, lontano da cunicoli e talvolta in scenari rigogliosi o desertici, si allontani con grandissima forza dall'immaginario che aveva contribuito a creare con 2033 e Last Light. Allo stesso tempo però, proprio l'aver tenuto a bada le mire più open world, aver conservato una certa componente survival anche grazie al crafting e soprattutto offrendo un ultimo terzo della campagna che si avvicina per stile e atmosfera proprio ai primi capitoli della serie, gli hanno permesso di mantenere un sottile velo di familiarità. Che siate fan o meno dell'universo di Glukhovsky, questo shooter in prima persona esclusivamente single player vi saprà intrattenere con delle buone trovate per gran parte delle 20, 25 ore di gioco che impiegherete a completarlo, ma preparatevi ad avere un'esperienza radicalmente diversa da quella di 2033 e Last Light.

 

Scritto da Gerardo

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