La prova di Hearthstone La Sfida di Rastakhan

(Genova)ore 14:01:00 del 10/01/2019 - Classe: , Videogames

La prova di Hearthstone La Sfida di Rastakhan
Il tutto si svolge dunque come per Coboldi e Catacombe, con il giocatore che sceglierà una classe (legata al suo santuario) e poi avanzerà mano a mano tra gli scontri costruendo il mazzo con le carte ricompensa che gli vengono fornite.

 

Inutile nasconderlo: quello appena passato è stato un anno difficile per Hearthstone, tra abbandoni, scelte discutibili e un metagame sempre più stagnante.
La Sfida di Rastakhan, ultima espansione dell’anno del Corvo, aveva il difficile compito di far rialzare la testa al card game di Blizzard, che rimane, comunque, il più giocato al mondo: dopo un mese dal lancio, avendo visto tutto quello che il pacchetto aveva da offrire, siamo pronti a darvi il nostro giudizio.

Single player
Si è fatta attendere quasi tre settimane, ma la modalità Avventura per giocatore singolo de La Sfida di Rastakhan rappresenta, probabilmente, il lato migliore dell’espansione, senza nulla togliere alle carte più efficaci tra le 135 proposte.
Il giocatore è in questo caso chiamato a sfidare otto troll di difficoltà crescente in sequenza, e ognuna delle sfide è caratterizzata da condizioni differenti, a seconda dei santuari chiamati in causa.


I santuari sono pensati appositamente per questa modalità e i loro effetti, differenti per ogni classe, si rivelano fondamentali per bilanciare gli scontri, che, a parte le prime due o tre partite, si rivelano mediamente impegnativi, a volte anche troppo se commisurati alla povera ricompensa finale, ovvero il dorso personalizzato.
Dal punto di vista della generosità nei confronti dei giocatori, comunque, c’è poco da criticare Blizzard: il colosso californiano ha regalato, come di consuetudine, un ingresso nell’arena e diverse buste sia in occasione del lancio dell’espansione, sia nei giorni successivi.
Sebbene latitino le novità, visto che questa avventura somiglia tanto a quella proposta da Coboldi e Catacombe quanto ad altre viste nei primordi del gioco, anni fa, il divertimento è assicurato, e la sufficiente differenziazione tra le varie classi assicura una buona rigiocabilità, che pure risulterebbe fine a se stessa vista la mancanza di ulteriori ricompense una volta sconfitto il boss finale.

Completa il pacchetto de La Sfida di Rastakhan la nuova avventura singleplayer, grazie alla quale sarà possibile ottenere un dorso esclusivo per il nostro mazzo. Questa volta, invece di doverla completare a più riprese come era stato per Coboldi e Catacombe, basterà sconfiggere il boss finale in una sola occasione per agguantare l'ambita ricompensa. In puro tema Gurubashi, i nostri avventurieri dovranno sfidare otto troll in sequenza sotto la supervisione di re Rastakhan e aiutati dai santuari, carte esclusive di questa competizione dagli effetti più disparati. Il tutto si svolge dunque come per Coboldi e Catacombe, con il giocatore che sceglierà una classe (legata al suo santuario) e poi avanzerà mano a mano tra gli scontri costruendo il mazzo con le carte ricompensa che gli vengono fornite. I boss prendono spunto dagli archetipi già visti su Hearthstone, come il pala controllo, il miracle rogue o il discard lock ma arrivano ovviamente con versioni potenziate e molto più complesse da distruggere.

Sufficiente dunque nel complesso anche se non particolarmente originale o rivoluzionaria: possibile siano già finite le idee per la modalità giocatore singolo dopo così poco tempo? Chiudiamo infine parlando dell'altalenante qualità degli artwork, che vanno come al solito da alcuni disegni incredibilmente belli ad altri meno dettagliati e curati. Anche da questo punto di vista, secondo noi, si dovrebbe fare uno sforzo in più visto quello che la concorrenza sta offrendo in questo periodo. Gwent ha fatto vedere cose magnifiche, Magic ha artwork ispirati e animazioni curate per non parlare poi di Artifact che, tra i giochi di carte, rimane probabilmente quello più bello da vedere. Dalle prossime espansioni di Hearthstone insomma ci aspettiamo davvero una marcia in più.

 

Scritto da Luca

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