DLC Call of Duty WWII Shadow War: provato

(Bari)ore 08:43:00 del 05/09/2018 - Classe: , Videogames

DLC Call of Duty WWII Shadow War: provato
Anche il gameplay, a tal proposito, si piega alle esigenze di virtuosismo scenico, fornendoci un vasto arsenale con cui dar sfogo al nostro odio verso i nazisti

La saga di Call of Duty ci ha abituati da tempo all'arrivo, nel corso dell'anno, di quattro DLC atti ad espandere la componente competitiva e cooperativa del famoso FPS targato Activision. 

CoD World War II non fa eccezione e, prontamente, Sledghammer Games ha rilasciato il quarto ed ultimo pacchetto, denominato "Shadow War". Come da prassi, il contenuto aggiuntivo arricchisce il titolo con tre mappe multigiocatore, un'operazione Guerra ed un capitolo della saga zombi.

La prima delle tre mappe multigiocatore è denominata "Airship" e, come evocato dal nome, vede la presenza di una base di lancio dei dirigibili Zeppelin in cima alle Alpi. Questa particolare ambientazione offre la possibilità di salire sopra al velivolo tedesco, dando pieno spazio ai fanatici delle armi a distanza, favoriti dall'ampia visuale esterna. In aggiunta a questo, una piccola porzione interna alla struttura sa far felici tutti gli amanti del combattimento a media distanza, premiando armi automatiche o granate a frammentazione. La seconda location, identificata con il nome "Excavation", porta i giocatori nei pressi di uno scavo minerario algerino, luogo ideale per coloro che fanno del combattimento ravvicinato il pane quotidiano; i cunicoli interni e i sentieri esterni infatti, bene si prestano ai fucili d'assalto con cadenza di fuoco elevata. L'ultima mappa dedicata al multigiocatore classico è denominata "Chancellery" e, come richiamato anche in questo caso dal nome, trasporta la battaglia dentro la struttura della cancelleria tedesca. L'ambientazione, quasi totalmente interna, favorisce nuovamente piogge di proiettili derivanti da armi a corto raggio, in grado di chiudere in pochi secondi qualsiasi diatriba, snaturando di conseguenza i cultori delle bocche da fuoco a lunga gittata. Purtroppo, in questo particolare frangente, vi è anche il rovescio della medaglia, in quanto Chancellery si predispone sfortunatamente al fenomeno del camping, fornendo diversi punti nei quale appostarsi e attendere l'arrivo di truppe nemiche. 

Anche il gameplay, a tal proposito, si piega alle esigenze di virtuosismo scenico, fornendoci un vasto arsenale con cui dar sfogo al nostro odio verso i nazisti.  E se l'intelligenza artificiale pecca sotto tantissimi aspetti (i soldati fungono da semplici bersagli mobili per il tiro a segno) e il feeling delle armi resta ancora molto leggero, a donare al titolo un pizzico di strategia in più ci pensa la mancanza della rigenerazione automatica della salute, oltre alla presenza di "aiuti di squadra" grazie ai quali combattere l'esercito del Reich.  Nonostante la frenesia della campagna sembri suggerire il contrario, avanzare a testa bassa non si rivelerà una strategia vincente in ogni circostanza: accucciarsi tra le tricee non servirà a ridarci la salute perduta, ma ci permetterà di studiare la posizione dei nemici ed attendere che le abilità dei nostri compagni si attivino completamente.  Durante le missioni saremo infatti affiancati da partner che ci daranno accesso a tecniche abbastanza utili: Zussman, ad esempio, ci fornirà salvifici medikit, mentre Turner ricaricherà la nostra scorta di munizioni, ed ancora Pierson "marchierà" per un limite di tempo tutti i bersagli, rendendoli più visibili in lontananza o dietro le cortine di fumo.

Non potremo comunque abusare di questi supporti, perché il loro utilizzo non è illimitato: per beneficiarne nuovamente saremo costretti quindi ad aspettare che si ricarichino, tramite un procedimento che può essere velocizzato compiendo alcune azioni "eroiche" opzionali, come portare in salvo un commilitone ferito nel bel mezzo della guerriglia. Sono queste delle piccole aggiunte che rinverdiscono un gameplay spigliato, corposo e vivace, eppure ancora poco volenteroso, che non osa quanto dovrebbe e si limita a svolgere un compito di routine al meglio delle sue possibilità. Con una IA più elaborata, un grado di sfida più impegnativo ed una sceneggiatura meno banale, Call of Duty: WWII avrebbe potuto trasformarsi in una intensa "storia di uomini". Per ora, invece, è solo un'altra "storia di guerra".

Fratelli d'arme

Più che il concetto di fratellanza, la campagna di WWII ci insegna il valore del gioco di squadra: un soldato, da solo, non potrà mai vincere una battaglia. Allo scopo di enfatizzare l'aspetto comunitario del conflitto, Sledgehammer Games ha ben pensato di allestire un comodo "Headquarter", un campo militare in cui si radunano i giocatori della modalità multiplayer.

Al suo interno, dopo aver personalizzato l'aspetto esteriore del nostro avatar scegliendo tra un manipolo assai ridotto di volti disponibili, potremo girovagare per la mappa in terza persona, interagire con le altre reclute, selezionare la divisione d'appartenenza, allenare le nostre skill nel tiro al bersaglio o affrontare un compagno in una gara 1vs1. Nel quartier generale avremo anche l'opportunità di accettare Ordini e Contratti, ossia obiettivi secondari a tempo, giornalieri o settimanali, che ci chiederanno di adempiere specifiche condizioni per ottenere premi ed esperienza, oppure rifornimenti con cui migliorare il nostro equipaggiamento. Questa sorta di lobby interattiva è una trovata non certo rivoluzionaria, eppure intelligente quanto basta per rinvigorire le attese durante il matchmaking: il caricamento istantaneo permette infatti di esplorare liberamente la piccola area disponibile e completare alcuni minigame (è presente anche una sala giochi nella quale cimentarci con grandi classici del passato), ingannando così il tempo prima che il sistema di abbinamento trovi tutti i partecipanti necessari. Una volta formata la squadra, nulla ci vieterà di lasciare il campo base e "sbarcare" in una delle modalità di gioco che compongono l'offerta di WWII. Fanno, al solito, il loro ritorno scontri come Team DeathmatchDominationHardpoint (una variante di "Dominio" a zone dinamiche) e Capture The Flag, cui si uniscono i classici Kill Confirmed e Search And Destroy (dove dovremo distruggere o difendere a turni uno specifico obiettivo).  Tra le novità va segnalato Gridiron, una sfida leggera e disimpegnata in cui dovremo acciuffare una sfera e gettarla nella "porta" avversaria per guadagnare più punteggio: abbastanza semplicistica e poco stimolante, si tratta comunque di una modalità che, in qualche modo, prova a favorire uno stile di gioco parzialmente cooperativo, in virtù della necessità di proteggere il portatore del pallone e permettergli di segnare un gol. Nel complesso, d'altronde, il multiplayer di Call of Duty tende sempre a favorire un approccio solitario alla battaglia: rapidissimo, fulmineo ed immediato il gunplay rimane ancorato alle velleità arcade che contraddistinguono il franchise.  Evitando di snaturare l'anima di un prodotto pensato chiaramente per le scene competitive,WWII non fa altro che snellire le meccaniche ludiche, privando la giocabilità di inutili fronzoli e puntando principalmente sulle abilità, il tempismo ed i riflessi dei soldati. La conformazione delle mappe, difatti, favorisce attacchi diretti e mirati, dando vita a scontri sempre tesi e velocissimi, in cui il Time To Kill, coadiuvato dal quickscope, resta ancora quasi istantaneo. Sparare, colpire, uccidere, cadere e rialzarsi: il multiplayer di COD segue questo pattern in modo pedissequo, all'insegna di un'immediatezza e di un dinamismo con pochi eguali.

Scritto da Gerardo

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