Astro Bot Rescue Mission: cosa conoscere

(Cagliari)ore 14:38:00 del 08/10/2018 - Classe: , Videogames

Astro Bot Rescue Mission: cosa conoscere
La creatura di SCE Japan Studio utilizza una commistione di interazioni che fanno da ponte di collegamento tra il videogioco tradizionale e quello sulla realtà virtuale.

 

Come si può intuire dal titolo, in Astro Bot: Rescue Mission ci troveremo ad affrontare una missione di salvataggio. L’astronave su cui viaggiava il nostro protagonista è stata infatti abbattuta da un minaccioso alieno, con l’equipaggio disperso su cinque diversi mondi a causa dell’evento. Toccherà al nostro eroe viaggiare attraverso i ventisei livelli di gioco per recuperare i compagni e le componenti della propria astronave, per poi affrontare finalmente il malvagio antagonista che ha dato inizio alla storia

Un comparto narrativo semplice, dunque, che serve da espediente per metterci alle redini di un viaggio intergalattico che ci porterà a vedere decine di luoghi differenti. Se c’è qualcosa che non manca in Astro Bot, infatti, è la varietà delle location: nella nostra avventura vedremo livelli ambientati sulle nuvole, nella pancia di una balena, in un parco divertimenti, in grotte tenebrose e così via. Peccato che la realizzazione tecnica soffra fortemente di un difetto che accompagna quasi tutti i titoli VR: stiamo parlando del blur, che avvolge gran parte degli scenari.

Vi chiederete, cari lettori, come può la semplicità di un Crash Bandicoot qualunque risultare avveniristica adesso? Semplice: ogni minuto passato nei livelli di Astro Bot: Rescue Mission è una sorpresa continua, un continuo strabuzzarsi gli occhi dall’incredulità. E se ci avessero dato un euro ad ogni “no vabbè, spettacolo” pronunciato, ora probabilmente saremmo ricchi, e avremmo già finanziato la creazione di un secondo capitolo. Ma sediamo gli animi.

La creatura di SCE Japan Studio utilizza una commistione di interazioni che fanno da ponte di collegamento tra il videogioco tradizionale e quello sulla realtà virtuale. Questo perché nell’avventura guiderete un piccolo robot di nome Astro, insieme alle fedeli riproduzioni del visore e del Dualshock, che seguiranno i vostri movimenti nello spazio, godendo di un ruolo attivo. Astro Bot: Rescue Mission immerge quindi completamente il giocatore nei suoi mondi, senza relegarlo a banale spettatore.

Il disegno dei livelli è cucito su questa dualità, pur sposando una struttura lineare a corridoio, accompagnata da una telecamera che cammina insieme al vostro simpatico avatar robotico, senza la possibilità di poter tornare indietro. L’utente stesso, tuttavia, dovrà inarcare la schiena, inclinare la testa e sbirciare nei viadotti per scoprire piccoli angoli altrimenti invisibili stando fermi, o per schivare nemici in arrivo.

 

I ventisei livelli di gioco, di cui sei dedicati ai boss, sono vere e proprie gemme di design che attingono dalla grammatica del platform, contestualizzandola in quello che, di fatto, è un nuovo modo di giocare questo genere ormai assaporato in moltissime salse. Essere circondati da montagne e grattacieli, e seguire con gli occhi il robottino a trecentosessanta gradi, dona alla spazialità tutta un’altra dimensione impossibile da descrivere a parole. Una dimensione che affianca un uso creativo del Dualshock alla canonica infornata di piattaforme sgretolanti, trappole spinose, e nemici da abbattere con qualche colpo ben assestato.

L’iconico controller di Sony, infatti, potrà assumere diverse forme a seconda del gadget impugnato, legato al livello su cui state posando i piedi. Da un cannone ad acqua per spegnere gli incendi ad una corda utilizzabile in svariati modi, l’uso di questi simpatici mezzi amplia il divertimento, soprattutto quando vi sarà chiesto di badare contemporaneamente sia al vostro alter ego robotico che al controller.

Per quanto riguarda la dotazione di abilità, il piccolo Astro può saltare e fluttuare in aria per un paio di secondi, ma anche tirare pugni e caricare uno speciale attacco vortice tramite cui sarà possibile eliminare più nemici insieme. I controlli risultano eccezionali, e i problemi di prospettiva nella precisione dei salti sono praticamente inesistenti, grazie anche alla presenza virtuale del giocatore nello spazio che aiuta nel calcolo.

 

La durata complessiva si attesta tra le cinque e le sei ore circa, condensate in livelli più lunghi nella seconda parte, sebbene la quantità di sfida rimanga pressoché invariata per l’intero arco dell’avventura. Non a caso, Astro Bot è un gioco abbastanza facile, e anche i boss propongono una difficoltà nella media, che richiede solo un po’ d’attenzione, eccetto l’ultimo (stratosferico!) scontro che riuscirà a mettervi alla prova, ma il tutto sembra essere tarato per conferire alla conduzione un ritmo incalzante che non conosce noia, pieno di punti di controllo nel in caso in cui le cose si dovessero mettere male.

Nel dettaglio, gli schemi non si perdono in costrutti già utilizzati in precedenza. Ciò significa che, nonostante alcuni ne condividano il tema, ogni livello è un’esperienza a sé, e mostra tante di quelle chicche squisite che vi faranno capire cosa è in grado di fare la realtà virtuale. Peccato non sia stata inclusa una modalità cooperativa come quella presente in Playroom VR: benché fosse sottotono, sarebbe stata comunque un’aggiunta gradita.

 

 

Scritto da Gregorio

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