A Plague Tale Innocence: cosa conoscere

(Bologna)ore 07:06:00 del 23/04/2019 - Classe: , Videogames

A Plague Tale Innocence: cosa conoscere
Sarà questo il motivo per cui i cavalieri dell’inquisizione sembrano dargli la caccia senza sosta, uccidendo chiunque si frapponga a loro?

 

In occasione del What’s Next tenutosi a Parigi pochi giorni fa, Focus Home Entertainment ci ha dato modo di provare con mano alcuni dei prossimi titoli in uscita grazie al publisher francese. Tra questi spiccava senza ombra di dubbio un particolarissimo stealth game, il quale ha già attirato l’attenzione della stampa specializzata nel corso delle scorse settimane. Stiamo parlando di A Plague Tale: Innocence, titolo sviluppato da Asobo Studio, un piccolo team di programmatori con sede a Bordeaux. L’avventura di Amicia e del piccolo Hugo è però un videogioco ben diverso dagli altri (nonostante nel suo DNA scorrano tracce di altrettanti giochi ben noti al pubblico), tanto che dopo averne saggiato la prima ora di gioco ci siamo fatti un’idea sommaria di ciò che ci aspetta.

Corri e non voltarti, mai.

Iniziamo subito col dire che A Plague Tale è un action-adventure in terza persona, pesantemente incentrato sulla trama e scandito da momenti stealth che ricordano con disinvoltura alcuni grandi classici del genere. Il paragone con The Last of Us è inevitabile, nonostante il titolo Asobo sia comunque caratterizzato da un’estetica e un contesto ambientale ben diversi rispetto a quelli dell’avventura di Joel ed Ellie. La storia di Innocence prende piede nel 1349: il Regno di Francia è vittima della temibile peste nera, ma la situazione sembra essere ancora sotto controllo in alcuni sparuti villaggi della regione.

L’avventura ha inizio nelle foreste della provincia, con la giovane Amicia accompagnata dal padre e dal suo fedele segugio. Ben presto però la situazione si complicherà, lasciando spazio all’orrore e alla disperazione di un crescendo drammatico che porterà la giovane quattordicenne a dover fuggire da proprio villaggio, lasciando alle spalle i suoi amici e parenti più cari. Tuttavia non sarà sola: al suo fianco ci sarà infatti il piccolo Hugo, fratellino di Amicia affetto da una malattia non meglio identificata. Sarà questo il motivo per cui i cavalieri dell’inquisizione sembrano dargli la caccia senza sosta, uccidendo chiunque si frapponga a loro?

I due giovani protagonisti si vedono quindi costretti a fuggire attraverso le stradine e le boscaglie della zona, sino a un piccolo paesino lacerato dalla peste. Qui i due vengono avvistati e cacciati a malo modo dagli abitanti rinchiusi nelle loro case, quasi fosse in atto una vera e propria persecuzione nei loro confronti. Per quale motivo? Davvero Hugo è portatore di morte e pestilenza, come molti sembrano lasciare intendere? La narrazione, coinvogente e appassionante come poche, è sicuramente uno dei punti di forza di A Plague Tale. La sensazione di impotenza, di sentirsi braccati senza ragione apparente da un nemico che non sembra provare alcuna pietà verso due bambini indifesi, è papabile sin dal primo minuto di gioco. Gioco che, come dicevamo in apertura, affonda le sue radici nello stealth game nudo e crudo. Amicia avrà infatti la possibilità di nascondersi agli occhi degli avversari, stando bene attenta a non perdere d’occhio il suo fratellino.

Dal gergo ai gesti, tutto lascia intuire che abbiamo a che fare con una famiglia ricca, e infatti è così: appartengono ad una casata importante, e sebbene da alcune battute -perfettamente assestate- s'intuisce la tensione della guerra in lontananza, l'atmosfera resta tranquilla e rilassata. Il tempo dei sorrisi dura quanto basta per introdurre i personaggi, ed in meno di una quindicina di minuti la situazione cambia drasticamente. Non c'è ancora traccia tangibile di quell'oceano di ratti che tutti conosciamo: una scelta azzeccata, che aumenta il mistero e lascia il tempo alla narrazione di incentrarsi sulla minaccia umana e sulla sua follia irrazionale.


Dopo un drammatico evento, che con un po' di mistero lascia presagire soltanto la portata della catastrofe, Amicia è costretta a tornare alla tenuta di famiglia: in quello stesso istante l'inquisizione irrompe e diffonde il panico. La protagonista deve quindi fuggire con il fratellino e cambiarsi l'abito nobiliare con quello popolare, ben più sudicio ma meno vistoso. E qui c'è il primo punto fondamentale della trama: i due protagonisti non si conoscono nonostante il legame di sangue che li unisce, perché sono stati separati per via della malattia (non meglio precisata) che ha colpito Hugo in tenera età.

È un ottimo pretesto far crescere il loro rapporto nel corso dell'avventura, e non a caso gli sviluppatori ci rivelano che il cuore della narrazione consiste proprio in questo. I dialoghi, trascinanti ma sempre molto asciutti e maturi, prendono spesso la piega del dramma familiare, quello di una sorella che deve spiegare la grande tragedia umana ad un bambino di cui, in realtà, non sa nulla. Ed è così che nel loro rapporto ritroviamo un po' di Brothers A Tale of Two Sons, e persino di The Last of Us, e credeteci: il paragone è quanto mai azzeccato.
I due fuggono attraverso i campi incendiati, e finiscono in un paesino lacerato dalla peste. Qui vengono riconosciuti e cacciati come bestie dall'inquisizione e dalla plebe in pieno delirio da persecuzione. La rappresentazione tragica passa anche per il forte contrasto fra l'innocenza ingenua dei due ragazzini, legata indissolubilmente alla loro estrazione sociale, e la brutalità spietata della massa, che non ci pensa più di un istante prima di gridare "al rogo". Eppure non sembra esserci un giudizio specifico, né tantomeno un eccesso di morale, ed è questo che rende autentico lo svolgimento della trama: un elemento che abbiamo apprezzato moltissimo.

Più avanti cambieranno le situazioni, così i nemici non saranno più soltanto i villici armati di forcone ma soldati pesantemente corazzati, e a quanto pare dovrebbe entrare in gioco perfino l'elemento "magico", che per ora pare ben attutito dal realismo e dalla crudezza del contesto. Abbiamo appreso con gioia dalle nostre interviste agli autori che saranno presenti anche moltissime location da visitare: i capitoli della campagna saranno diciassette, per una durata complessiva che si aggira intorno alle 12-15 ore, ma le ambientazioni saranno addirittura di più, e se la qualità tecnica resterà sui livelli da noi saggiati, ci sarà da rimanere stupiti.

Sul fronte grafico, infatti, A Plague Tale fa una magnifica figura, dimostrando una ricchezza visiva ed una direzione artistica decisamente sopra la media. Nonostante le fattezze realistiche, e un engine proprietario che si comporta bene ma senza far miracoli, quello che appare su schermo risulta davvero imponente, a tratti superbo. Il livello di dettaglio, come quello delle texture, è altissimo, per non parlare dell'accuratezza nella realizzazione dei modelli (soprattutto quelli architettonici), che potrebbe far scuola a tante produzioni dotate di budget ben più alti.

A Plague Tale si configura come un'avventura ad avanzamento lineare, basata sullo stealth e l'utilizzo delle dinamiche legate al piccolo co-protagonista, direttamente correlate ai puzzle ambientali. Hugo sembra assai collaborativo (per fortuna), perciò la pratica di tutoraggio non pesa affatto al giocatore. Occorrerà comunque pensare alla sua salvaguardia e ai suoi spostamenti, e in alcuni casi prenderlo per mano.

Se si viene scoperti, quasi sempre si muore, ed anche in maniera alquanto brutale, e lo stesso vale qualora venissimo colpiti. Non c'è barra della vita e l'hud è ridotto all'osso in nome del look cinematografico, fatta eccezione per qualche indicatore che può aiutarci a comprendere gli stati e i pattern dei nemici. Siamo armati di fionda, possiamo portare con noi soltanto qualche sasso e piccoli oggetti da lanciare come diversivi, mentre per il resto bisogna aprire gli occhi ed osservare bene le variabili di ogni situazione. Sulla difficoltà ovviamente non possiamo ancora pronunciarci, e nemmeno vogliamo azzardare commenti sulla complessità dei puzzle, perché i primi capitoli sono esplicitamente semplici e strutturati a mo' di tutorial. Sappiamo però che esistono i boss, e uno lo abbiamo sconfitto proprio alla fine del secondo atto: non si tratta di battaglie particolarmente difficili, e stando ai ragazzi di Asobo perlopiù si strutturano a mo' di puzzle-test sulle meccaniche apprese fino a quel momento.
Il ritmo dell'avventura sembra molto buono, e alle sezioni stealth (che nel loro classicismo non hanno certo bisogno di spiegazioni) si alternano anche momenti differenti, come ad esempio fughe concitate, dove sbagliare strada significa andare incontro a morte immediata. A queste istanze al cardiopalma, gestite peraltro con un ottimo ritmo, si alternano ovviamente cut-scenes narrative e anche frangenti più distesi ed esplorativi (non a caso saranno presenti collezionabili in ogni livello), ed è qui che entra in gioco anche la dinamica del crafting.

 

Scritto da Gerardo

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